Hai riciclato soldi sporchi all'estero? Scudato!
Hai costruito abusivamente? Condonato!
Hai falsificato bilanci, evaso, corrotto? Condonato!
Hai truffato i risparmi di centinaia di migliaia di cittadini? Prescritto!
Hai rapinato, stuprato, picchiato, truffato? Indultato!
Sei tossico e hai pochi grammi di fumo in tasca ? Ammazzato! di botte.
Sei extracomunitario e lavori come uno schiavo per pochi soldi ? Espulso ! e se ci riprovi in galera!
Hai mangiato una brioche nel bar in cui lavori e non hai battuto lo scontrino perché per te è gratis ? Multa ! e se ci riprovi ti chiudo il bar!
Sei un lavoratore precario che per anni hai consentito alla scuola di funzionare ? licenziato!
ciò che davvero mi infastidisce di tutta sta cagnara che si sta facendo intorno alla sentenza della corte europea sul crocifisso in aula è vedere come, ancora una volta, gli estremisti, da entrambe le parti, non facciano che fomentare liti inutili ed ingiustificate ingigantendo problemi che, personalmente, non ritengo così importanti.
Innanzitutto l'oggetto del contendere è un simbolo e teniamo tutti bene a mente che non sono i simboli a definirci ma ciò che diciamo e, sopratutto, facciamo ogni giorno.
E poi mi irrita che si possa pensare che una questione simile possa essere definita "per legge"; ma come si fa a decidere che un simbolo debba essere esposto o rimosso "per legge"; in cosa siamo diversi dagli estremisti, dai talebani se accettiamo un simile modo di pensare?
Credo che ogni istituzione scolastica debba, nella sua autonomia, decidere se e quali simboli esporre nelle aule; e se a qualche famiglia questo risulta indigesto che scelgano un'altra scuola per il proprio figlio.
Un ultima considerazione mi sento di farla nei confronti di quelli che spendono tempo ed energie in questa battaglia: credo sia meglio spendere tempo ed energie per migliorare la qualità della scuola piuttosto che in simili questioni di lana caprina.
Di solito mi fa piacere quando qualche amico mi chiama per risolvere un problema di tipo informatico; è gratificante, un segno di stima.
Ieri però uno di loro ha davvero esagerato...e non fatemi aggiungere altro
Con tre figli piccoli in casa ci abbiamo messo poco ad essere sommersi da una montagna di inutili e fastidiosi gadget plasticosi; una quantità esagerata di ninnoli in plastica che si rompono quasi subito, si infrattano sotto ai divani, dietro ai letti fino a che non finiscono nel sacco della plastica a generare spazzatura di cui si potrebbe volentieri fare a meno.
Da parecchio tempo come famiglia abbiamo dichiarato guerra ai gadget e, al supermercato, evitiamo l'acquisto di quei prodotti che includono "omaggi" assolutamente non richiesti.
Semplice no?
Invece no, oggi, di fronte al bambino che voleva i cereali per la colazione, ho tristemente constatato che tutti i tipi a scaffale contenevano un gadget!
Ma è mai possibile che un consumatore debba faticare per trovare e comprare un prodotto senza omaggi?
Vorrei allora lanciare due appelli:
il primo alle aziende: perfavore, mettete in commercio anche versioni senza "omaggio" dei vostri prodotti, anche allo stesso prezzo; li comprerei lo stesso perché ciò che cerco è il prodotto. Sono convinto che tanta gente, come me, li preferirebbe a quelli con il gadget.
il secondo ai politici: questa miriade di gadget "regalati" assieme ai prodotti finiscono inevitabilmente per aumentare il volume complessivo della spazzatura che poi tocca pagare a noi; costringete i produttori a pagare un imposta aggiuntiva per ogni gadget veicolato come omaggio che copra i costi di smaltimento anziche caricare i costi sempre e solo sul consumatore finale.
Ieri ho cenato con Stefano e ci siamo organizzati per uno dei più importanti ritrovi tradizionali dell'anno.
Speriamo sia una serata nebbiosa, aggiunge un notevole fascino all'insieme.
Sono preoccupato perché mi accorgo che sempre più gente, e non solo tra i ragazzi, parla di politica così come un tifoso parla delle squadre di calcio; se la squadra gioca bene la si esalta e se gioca male la si giustifica, le persone contano poco, o meglio si sostiene ciò che si ha in squadra, poco in porta in che squadra giocasse prima.
Lo scrivono in tanti che la politica si allontana dai cittadini ma per molti fa decisamente comodo così; è così facile vivere in società se ci si conforma a questo o quel gruppo di tifosi, non devi faticare a capire, a verificare le fonti, ti basta quel poco che passa a tutti daiTG e dai maggiori quotidiani.
Mi son dimesso l'anno scorso da un consiglio di istituto i cui membri, per quieto vivere, votavano senza in realtà approfondire nessuna delle mie denuncie. E non sono arrabbiato, non più almeno; io ci ho dedicato un anno e mezzo a studiare i meccanismi contabili e la normativa che regolamenta il funzionamento del consiglio e posso capire che tanti non abbiano tempo ed energie da dedicarci, si fidano e basta. Io non ci riesco a far così e dunque meglio uscirne che finire come don chisciotte.
L'amministrazione dello stato è un azienda che fa girare un mucchio di soldi e i politici nazionali sono solo dei concorrenti di un concorso a premi che si tiene ogni 5 anni; è un lavoro che fanno da tempo, alcuni hanno sempre fatto solo quello, si conosco tra di loro e si aiutano, nessun trombato alle elezioni è mai stato lasciato solo; si sà: oggi vinco io ma domani potresti vincere tu e allora perché farsi dei nemici. A loro piace che la gente tifi per questo o quel partito e per questo continuano a far polemiche, dichiarazioni scottanti, a dar scandalo; e giornali e TV reggono il gioco: il minimo informativo indispensabile, quasi mai esauriente e talvolta impreciso e tanto, tanto gossip. Si prendono così a cuore il nostro benessere che per non farci faticare nel dover scegliere noi questa o quella persona hanno cambiato la legge elettorale: sono già due elezioni che si vota solo per la squadra, a scegliere le persone ci pensano loro (anche se non ho ancora ben capito chi sono questi "loro")
Vorrei che tutti smettessero di votarli, di guardarli in tv, di leggere le loro dichiarazioni sui giornali, ignorarli ripetendo a se stessi "tu non esisti" ogni volta che essi richiedono attenzione.
Io non riesco ad adeguarmi, per questo non ho più votato da quando è cambiata la legge; continuo a vedere solo le persone e le loro mille sfaccettature; destra e sinistra non significano più nulla per i politici di oggi.
C'è un momento nella vita di ognuno in cui la natura ti presenta il conto; tu puoi far finta di non sentirla ma non puoi indicare un altro e dire "e lui allora?" come fanno i ragazzini.
Sta parlando con te e non c'è verso di sviarla.
Io per un pò ho fatto finta di non sentire ma non dura, piano piano si alza il tono ed allora devi decidere cosa fare: c'è da saldare il conto della tua "vita spericolata".
Un paio di mesi or sono ho fatto i miei buoni propositi che, mio malgrado, sto mantenendo e tra questi c'è anche quello di camminare. Camminare a passo veloce, almeno un ora, con i bastoni.
Vado a fare dei giri in collina, lungo i molti sentieri che non conosco e devo dire che la cosa ha i suoi lati positivi.
Oggi ad esempio sono finito in un sentiero che si perdeva nel bosco e mi sono trovato in un angolo veramente affascinante: gli alberi formavano una volta e in una piccola radura decine e decine di funghi, mazze di tamburo, piccoli ed enormi; mancavano solo gli gnomi.
La vendemmia dei bambini è in realtà un evento atteso sopratutto dai grandi e che io amo particolarmente; quest'anno era prevista l'altro sabato mentre in questo avrei dovuto incontrare gli amici del blog a Udine.
Erano saltati entrambi, la vendemmia per troppe defezioni e friulidoc perché la mia metà doveva lavorare il sabato; e in settimana ha cominciato pure a piovere.
Siamo stati incerti fino all'ultimo poi il cielo ci ha fatto un regalo scodellando la giornata perfetta, coperto ma asciutto il mattino, così non lavori sotto il sole poi, scaricati i carri e messe le gambe sotto il tavolo un sole settembrino ci ha fatto compagnia. Ogni anno poi si fanno nuove amicizie.
I bimbi raccolgono uva con entusiasmo e noi si prende il lavoro con molta allegria poi, scaricati i carri, si va a mangiare dallo Ste. Ste ha la casa fuori paese, in mezzo a campi di mais e boschetti, non molto lontano dal sesia con un ampio porticato sotto cui due tavoloni lunghi ci accolgono; polenta, grigliatona, fagioli e salsiccia, salami e gorgonzola e, naturalmente, vino, quello che fa lui, e con grande abbondanza;
e poi le grappe, la crostata, il caffé. Le ore passano che nemmeno te ne accorgi, i bambini, nove in tutto, scorrazzano che quasi non li senti. Son passate le cinque e, per smaltire un pò, si va a piedi al fiume che, dopo le pioggie è bello gonfio; stiamo li con i piedi a bagno e il riflesso del sole calante che ci abbaglia mentre i bambini si divertono facendo un falò nel campo di fronte a casa.
Si torna, si sbarazza un pochino e si riaccende il fuoco sotto la griglia; qualcuno ha raccolto i pomodorini direttamente nell'orto, qualcuno affetta la ruota di pane, qualcuno sbuccia l'aglio: è il momento delle bruschette e si ricomincia, si stappano altre bottiglie, si ricomincia a chiaccherare.
Ce ne andiamo quando il sole è tramontato ed io sono particolarmente soddisfatto; Stefano e Barbara sono ospiti davvero fantastici.
In giorni come questi non posso fare a meno di pensare che sono davvero fortunato; per gli amici, per la famiglia , per la gioia che condividono con me. Grazie, grazie davvero a tutti quelli che c'erano oggi. Non potevo desiderare di più.
Gaber cantava: Purtroppo l'occasione
di morire simpaticamente
non capita sempre,
e anche l'avventuriero più spinto
muore dove gli può capitare
e neanche tanto convinto.
Io invece, che non conosco ancora le facce delle vittime, rabbrividisco al pensiero di ciò che li aspetta nei prossimi giorni.
Dopo la morte lo stupro.
- stuprati dai giornalisti, Vespa in primis, per fare ascolti o aumentare le tirature.
- stuprati dai politici, di destra, di sinistra e di centro, per aumentare il consenso.
- stuprati dalla rete e da tutti quelli che li useranno per darsi visibilità (oddio, anche da me dunque)
Accenderò una candela per loro, pregando un qualsiasi Dio, perché voglio credere che la morte sia solo un passaggio di stato e non semplicemente la fine.
Prendete un paio di melanzane belle grosse, lavatele, asciugatele e mettetele nel forno a 180°; giratele ogni mezz'ora e lasciatecele per un ora e mezza.
Tagliatele a metà e con un cucchiaio togliete la polpa interna facendo attenzione a non prendere anche l'acqua.
Mettete la polpa in un cutter, robot o minipimer che sia con due spicchi di aglio, un peperoncino, quattro acciughe, sale, pepe e olio.
Tritate il tutto ed otterrete una crema veramente deliziosa buona sia spalmata sul pane che per accompagnare altri alimenti (mischiata alle carote in insalata, con una bella bistecca al sangue,...)
NB: ricordarsi di togliere le melanzane dal forno prima di fare tutte le altre operazioni descritte. NBB: attenti alle acciughe e all'olio che, se di pessima qualità, potrebbero rovinare il risultato finale.
Alcuni colleghi ci scherzano sopra, "hai riposato troppo", "è colpa della fame", dicono; altri, più o meno apertamente, mi sputerebbero in un occhio; sta di fatto che ho sollevato un polverone, causando anche la sospensione di un consiglio di classe e il suo rinvio al giorno successivo (sabato, da cui l'odio di alcuni che se lo erano già programmato in altre faccende).
Motivo del contendere: volevo registrare lo svolgimento del consiglio.
Da tempo scontento e insoddisfatto della poca memoria di molti che già poche ore dopo il termine dimenticano o si confondono su ciò che hanno detto, ho fatto alcune ricerche in rete ed ho trovato questa pagina in cui si sostiene che registrare le sedute di cui si fa parte è un diritto di ogni partecipante. Quello che non è ammesso è la divulgazione di tali contenuti ma la registrazione in se, come memoria storica, è considerata un diritto, almeno secondo l'estensore dell'articolo e, sembra, anche secondo la corte di cassazione.
Risultato: non mi è stato consentito ed ora sono in attesa che qualcuno mi spieghi perché. Non vedo l'ora di saperne di più a riguardo.
Le ferie sono finite già da 10 giorni ed è ricominciato un nuovo anno scolatico. Mi sono riposato ed ho pure perso qualche chilo. Ora ricomincio pieno di buoni propositi, anche perché il mio fisico ha bisogno di coccole, altrimenti la schiena ed il fegato mi daranno grossi grattacapi. Dunque nei prossimi mesi dovrò:
- perdere ancora peso.
- fare attività sportiva con una certa regolarità.
- mangiare più sano e in minore quantità.
Quand'ero ragazzino ricordo che mio padre mi insegnava, a modo suo, di tutto; sugli animali da cortile, sui motori, sulle armi, sulle riparazioni e su molte altre cose. Di una cosa però non si parlava, né a casa né a scuola: il sesso e tutto ciò che ne era correlato.
Ricordo ancora i primi rudimenti appresi da un giornaletto (caballero) e le chiacchere tra coetanei in cui realtà e falsi miti si confondevano facilmente. Per mia fortuna, crescendo, ho trovato buone figure di riferimento, ed è anche grazie a loro che sono riuscito a trovare un dignitoso equilibrio affettivo ed emotivo.
Oggi i tempi sono cambiati, oggi i genitori a queste cose ti preparano presto e quasi nessuno più si scandalizza a parlare di contraccezione non appena comincia l'età dello sviluppo.
Quello su cui invece molti genitori e insegnanti sono impreparati è invece il mondo della comunicazione globale questa enorme massa informativa che incombe su tutti noi e in cui si confondo perle e strame, grandi verità e bufale pazzesche. Internet, P2P, file sharing, phising, social network e compagnia bella sono termini che buona parte degli adulti non conoscono.
E così ecco una gran massa di adolescenti, oggi come allora, lasciati soli davanti ad un fenomeno inevitabile che li travolge sperando che, nel loro cammino, incontrino qualcuno che li aiuti, che gli dia qualche dritta, qualche strumento per interpretare ciò che stanno vivendo sulla loro pelle.
Ecco allora i nostalgici affermare con fierezza la non comparabilità tra il nuovo mezzo e i vecchi, quelli a noi più congeniali, sperando così di esorcizzare un qualcosa che non capiscono e che non vogliono affrontare ma che, ne sono certo, li seppellirà tutti.
Ben vengano allora quegli adulti che affrontano il fenomeno, cercano di capire, con umiltà, quello che sta succedendo nella struttura profonda della società; loro potranno essere di aiuto alla formazione delle future generazioni grazie alle loro capacità interpretative.
Quanto ai soloni che si ostinano a minimizzare il fenomeno ricordo che Kenneth Olsen, fondatore di una delle più grandi aziende informatiche, è passato alla storia non per ciò che ha fatto ma per la frase che, nell'ormai lontano 1977, pronunciò: "there is no reason for any individual to have a computer in his home."
Il dibattito è in corso su Facebook ma quello che ho scritto centra anche con i post precedenti e siccome sono affezionato al blog lo riporto anche qui.
sottotitolo: zitto! i ragazzi ci ascoltano.
Sono fermamente convinto che il confronto di idee tra persone ragionevoli e consapevoli sia molto arricchente; molto di più se le persone non concordano sull'argomento.
Se il confronto avviene tra pochi, a voce, si tratta di conversazioni da salotto ma se lo stesso confronto è esteso al pubblico che, se interessato, può anche partecipare allora si fa cultura.
Non per niente giornali, radio e televisione non trattano solo di cronaca, politica od economia ma tutti i media hanno uno spazio destinato allo scambio di opinioni, spesso aperto a lettori/ascoltatori.
Che cosa c'è di male in un gruppo di professionisti, di docenti che dibatte intorno alla scuola, tema più che mai attuale ?
Quali controindicazioni a discutere in pubblico dell'appello del gruppo di Firenze che pone un serio quesito agli operatori ? Qui non si tratta di aspettare che qualcuno (governo o ministro) faccia qualcosa, qui si pone il problema di un impegno dei singoli a migliorare, nel proprio piccolo, il sistema scuola nel suo complesso. Non ci sono alibi.
Credo che l'aver iniziato il dibattito su facebook sia una splendida occasione per noi docenti di dimostrare che questo mezzo può essere usato anche per fare cultura e non semplicemente per partecipare ai quiz più demenziali od iscriversi ai gruppi più assurdi; anche questo è fare educazione.
Allora perché questo timore ad esporre le proprie idee su facebook ? Da dove nasce questa paura ad esprimere la propria idea della scuola sul web ? Spero non dalla pochezza dell'idea stessa.
Coraggio colleghi, fatevi avanti che se mai qualche nostro alunno ci leggesse potrebbe solo scoprire che il loro insegnante è una persona ragionevole e consapevole, che ha delle idee in cui crede e che non ha timore ad esprimerle davanti a tutti.
E se per caso qualche alunno intervenisse nel dibattito allora sarebbe già questo un grande risultato: essere riusciti a coinvolgerlo nel dibattito, portarlo dal quiz idiota al confronto serio e sereno per dimostrare che facebook non è l'ennesima cazzata ma uno strumento e, come tutti gli strumenti, sono le persone a renderlo intelligente.
I tabelloni sono usciti ed i verbali saranno presto disponibili a chi vorrà vederli e quindi posso affrontare più liberamente un tema che mi è molto caro: rigore o tolleranza? quali i messaggi educativi dietro questi opposti modi di interpretare il ruolo valutativo dell'insegnante ?
In precedenza, animato da un indignazione personale, ho sbagliato bollando come "vergogna" una scelta democratica che non condividevo ma, per fortuna, ho trovato persone ragionevoli con cui discutere dell'argomento con maggiore serenità ed ho cambiato prospettiva, liberandomi di alcuni pregiudizi; ora voglio condividere con voi questo pensiero:
Partiamo da un ipotetico caso di un soggetto che arriva allo scrutinio finale con 5 materie nettamente insufficienti; com'è giusto che sia si procede ad un esame del caso, si discute e poi si vota se bocciare o se concedere l'opportunità di recuperare entro settembre. Ognuno porta le proprie idee ma tutti concordano sul fatto che 5 materie sono impossibili da recuperare in due mesi e quindi si vota, sapendo che in caso favorevole una materia verrà abbuonata ribaltando il giudizio di un professionista e regalandogli una sufficienza.
Io personalmente credo che siano impossibili da recuperare in due mesi anche solo 4 materie ma questo fa parte dei concetti opinabili e quindi è più che legittima ogni opinione in merito.
Spero invece che tutti siano concordi sul fatto che abbuonare un insufficienza sia un gesto di estrema generosità, gesto che spesso viene negato a chi ha solo una o due insufficienze.
Una scelta così generosa dovrebbe essere presa, a mio parere, solo in presenza di un comportamento particolarmente meritevole del nostro ipotetico soggetto in questione e dunque andrebbero opportunamente elencati e verbalizzati quali siano i motivi che hanno spinto il consiglio a prendere questa decisione.
Aggiungo poi che se io fossi uno degli alfieri del partito "pro grazia" sentirei il dovere morale di presentarmi a tutta la classe per spiegare chiaramente quali siano i meriti che hanno portato ad un gesto così generoso in modo che poi, l'anno successivo, anche tutti gli altri sappiano come comportarsi e come affrontare l'anno. Perché se queste spiegazioni non vengono date allora gli altri si sentirebbero liberi di pensare quello che credono e non tutti i pensieri potrebbero essere lusinghieri.
Questo nel caso ipotetico ma allora perché tutta quest'amarezza e questa indignazione ?
Semplicemente perché finora, in diversi casi specifici, le motivazioni dei colleghi "buonisti" ancora non le conosco.
Non so se qualche sociologo o filosofo abbia mai analizzato quella che, secondo me, è una delle filosofie più deleterie che dilaga tra genitori e insegnanti;
Più deleteria ancora del satrapismo dei potenti (che in buona parte dei giovani suscita disgusto) perché ha effetti devastanti sulla formazione dei nostri giovani, quelli nelle cui mani dovremo, prima o poi, affidare il nostro mondo.
Il poverinismo si basa su due cardini: il primo è una situazione più o meno spiacevole che è accaduta al giovane in oggetto (e non importa se questo presunto trauma sia dovuto a cause esterne del tutto indipendenti dalla nostra volontà o giudizio); il secondo è la parola "poverino/a" esternata con voce compassionevole e accompagnata da uno sguardo pietoso che malamente nasconde il drastico giudizio "cuore di pietra" rivolto a tutti i dissenzienti.
Grazie al poverinismo vengono premiati inetti e fannulloni poiché è estremamente facile trovare per chiunque un evento spiacevole da accompagnare al mantra "poverino".
Si perpetua così quel modello educativo che distrugge concetti a me cari come quello di "educazione alla fatica" ed "educazione al merito" visto che i giovani, loro sì molto attenti a quello che gli adulti fanno, si rendono ben presto conto che l'impegno, la fatica non contano un granché, che è molto più importante compiacere, risultare simpatici, risvegliare quel senso materno e protettivo che spappola ogni barlume di lucidità in molti genitori ed in molti insegnanti.
Il poverinismo è frutto dell'incapacità degli adulti di separare il rapporto umano e affettivo che si crea con il giovane da quelli che sono i propri doveri educativi di genitore o di insegnante. Si regalano oggetti o voti per simpatia e non per merito incuranti del pericoloso messaggio che, così facendo, si trasmette al giovane.
Ecco allora genitori che per ogni scoreggina del proprio figlio lo colmano di lodi e che al primo accenno di pianto esaudiscono qualsiasi richiesta; ecco insegnanti che di fronte a situazioni disastrate danno un colpo di spugna.
Nella mia piccola esperienza personale di insegnante non ho mai visto uno di questi "miracolati" cambiare atteggiamento; anzi, una volta capito l'andazzo, l'anno successivo i più ti prendono pure in giro se solo ti sbagli a paventare una bocciatura. Ho visto invece molti giovani che, partiti con un minimo di serietà, non appena capito l'andazzo si adeguano al costume generale.
Eppure siamo stati giovani anche noi e dovremmo ricordare bene che le difficoltà, la fatica sono elementi fondamentali per formare il carattere, per diventare adulti consapevoli. Tutto inutile, ho imparato in questi anni che non c'è niente da fare e quando il mio interlocutore esprime la fatidica parola "poverino" ho già capito che non c'è speranza di confronto; poverinisti e testimoni di geova sono refrattari a qualsiasi ragionamento; è una battaglia persa.
Oramai è un classico, arrivano gli scrutini e io mi intristisco e mi ritrovo a riflettere sul mio lavoro.
Come sarebbe semplice fare poco, pretendere meno e dare la sufficienza a tutti.
Lo stipendio arriva uguale; ogni mese. Nemmeno un genitore che si lamenta, nessun contrasto con il capo e nessun corso di recupero da fare.
Già perché i corsi di recupero sono la novità degli ultimi due anni.
Lodevole iniziativa quella dei recuperi; basta con i "debiti" mai colmati che, in scuole come la mia, permettevano ai più furbi di levarsi due materie dal piano di studi e finire la quinta più che dignitosamente. E se eri uno che si accontentava, di materie potevi scontartene anche tre.
L'anno scorso ero così entusiasta di questa iniziativa che mi sono molto impegnato. naturalmente per niente. Sì perché nel paese dei gattopardi tutto è rimasto uguale e infatti, dopo i corsi estivi e ben due sessioni di esami, tutti i "rimandati" sono andati avanti comunque, anche se non avevano recuperato un bel niente.
A dirla tutta, uno è stato fermato; uno in tutta la scuola si intende, ma il consiglio che ha osato tanto è stato prima riconvocato e poi, dopo che anche in seconda seduta ha confermato la sua decisione, richiamato dal capo, per iscritto, per futili motivi. Che vergogna.
Se il mio unico interesse fosse portare a casa la pagnotta non ci sarebbero problemi; e io ci provo a convincermi di questo: "pensa allo stipendio" mi ripeto come un mantra ma poi non ce la faccio.
La scuola, noi Insegnanti siamo fondamentali nella formazione della società, della crescita civile e culturale delle nuove generazioni ed allora come possiamo pensare che le nostre azioni non abbiano effetto sulla formazione dei nostri ragazzi ?
Cosa insegnamo loro regalando sufficienze, promuovendo gente che sa benissimo di non meritare la promozione ?
Ho lasciato una classe a cui ero affezionato per la vergogna che provavo quando ho saputo che due "pessimi studenti" (parlo dal punto di vista scolastico) bocciati sonoramente dal consiglio sono stati "recuperati" grazie agli intrallazzi di qualcuno.
Come spieghi a chi ha lavorato con un minimo di serietà che quello, grazie alle sue amicizie, è passato pur avendo fatto il coglione per un anno intero ?
Con che animo potrei presentarmi a fare i corsi di recupero, preparare e correggere verifiche pur sapendo che, comunque vada, me li vedrò promuovere lo stesso. Perché, mi chiedo, devo recitare questa commedia che non mi piace?
E quindi non mi resta che mettermi in aspettativa, perdendoci pure lo stipendio. e mi sento pure stupido.